La cannella è una spezia ricavata principalmente dalla corteccia interna di alcune piante del genere Cinnamomum, appartenenti alla famiglia botanica delle Lauraceae. È ampiamente utilizzata sia in ambito culinario che in quello fitoterapico e industriale. La sua caratteristica principale è l’aroma inconfondibile, dovuto alla presenza di composti aromatici specifici. E’ un aroma caldo, dolciastro e avvolgente, che accompagna da secoli ricette, rituali e tradizioni legate al periodo invernale, tanto da essere spesso identificato come profumo iconico dell’atmosfera natalizia (candele, incensi e profumatori ambientali replicano il suo aroma perché evoca immediatamente l’idea di “casa”, “festa” e “convivialità”).
Cenni di botanica
Il genere Cinnamomum comprende diverse specie botaniche; tra queste, le due tipologie più diffuse per la produzione della cannella sono:
- Cannella di Ceylon (Cinnamomum verum o zeylanicum), detta “cannella vera”
- Cannella cassia (Cinnamomum cassia, burmannii, C. loureiroi), più economica, dal sapore più forte e più ricca in cumarina.
Queste specie botaniche prediligono climi tropicali umidi, terreni ricchi e ben drenati, altitudini da 500 a 1500 m.
Le piante del genere Cinnamomum sono alberi sempreverdi, originari dell’Asia meridionale e sud-orientale, alti in genere dai 10 ai 15 metri nelle specie coltivate, ma possono raggiungere altezze superiori ai 20 metri allo stato selvatico. Le foglie si presentano alterne, coriacee, ovali, con nervature evidenti; negli alberi più giovani appaiono spesso rossastre a causa dell’elevata concentrazione di antociani. I fiori sono piccoli, giallognoli, riuniti in infiorescenze a pannocchia; da questi si origina una piccola drupa scura, il frutto della pianta, contenente un unico seme.
La spezia si ottiene incidendo la corteccia interna dei giovani rami. Durante la lavorazione, i rami che hanno almeno 3 anni vengono tagliati, quindi vengono scorticati, e la corteccia è tagliata in sottili strisce e lasciata essiccare al sole, momento in cui si arrotola naturalmente su se stessa formando i tipici bastoncini che conosciamo (detti quills). Molto importante è la fase dell’essiccazione, durante la quale si rimuove la parte superficiale ed esteriore della corteccia, in modo da renderla quanto più idonea al consumo umano. La corteccia può dunque essere utilizzata così com’è, oppure macinata per ottenere la polvere.

Storia e tradizioni
La cannella è una delle spezie più antiche conosciute dall’uomo. Le prime testimonianze storiche risalgono all’antico Egitto (III millennio a.C.), dove veniva impiegata nei processi di imbalsamazione per le sue proprietà aromatiche e conservanti.
Nel mondo antico era considerata una spezia di lusso: addirittura per i Greci e i Romani era più preziosa dell’oro. Plinio il Vecchio, illustre scrittore dell’epoca degli antichi Romani, nella sua opera Naturalis Historia ne descrive l’origine avvolta in leggende, smentendone alcune come quella diffusa tra i Greci, che la volevano raccolta da un misterioso “uccello della cannella” (o cinnamologo), definendola una mera falsità ideata esclusivamente per gonfiare il prezzo della preziosa spezia.
La cannella è citata anche nella Bibbia, come ingrediente dell’olio sacro: nel libro dell’Esodo si racconta che Dio ordinò a Mosè di preparare una miscela di spezie (Mirra scelta, Cannella odorosa, Canna aromatica, Cassia) da sciogliere in olio d’oliva per costituire un olio sacro per l’unzione.
Durante il Medioevo e il Rinascimento, la cannella divenne uno dei motori dei commerci tra Oriente e Occidente. Una parte importante del commercio avveniva via terra, lungo la ben nota Via della Seta: la spezia partiva dalle regioni dell’Asia meridionale e sud-orientale e attraversava l’India, la Persia e i territori controllati dai mercanti arabi, fino a raggiungere il Medio Oriente e, infine, le sponde del Mediterraneo. Accanto a questo percorso esisteva anche una rotta marittima, altrettanto fondamentale. Le navi trasportavano la cannella attraverso l’Oceano Indiano, sfruttando i monsoni, fino ai grandi porti del Mar Rosso o del Golfo Persico; da lì il viaggio proseguiva via terra verso città commerciali come Alessandria o Costantinopoli, per poi essere imbarcata nuovamente verso l’Europa. Questo intreccio di mare e terra faceva della cannella un prodotto davvero “globale” per l’epoca, simbolo di un commercio che collegava mondi lontanissimi.

L’utilizzo in cucina della cannella nasce fin dai tempi più antichi, ma è proprio grazie a queste vie commerciali che essa diventa via via più accessibile in Europa, fino ad arrivare al Novecento, quando, con la diffusione dello zucchero e della pasticceria domestica, la cannella diventa una spezia “di casa”. Entra stabilmente nella composizione di dolci natalizi, torte di mele, biscotti e nelle bevande calde (la più celebre senza dubbio è il vin brulé, bevanda a base di vino rosso, cannella, chiodi di garofano e scorza di agrumi, tipica delle regioni più fredde). Allo stesso tempo, in molte cucine del mondo, dal Medio Oriente all’India, continua ad essere usata in piatti salati, come in risotti, grigliate, stufati e miscele di spezie.

Composizione chimica e proprietà benefiche
Nella medicina ayurvedica e in quella tradizionale cinese, la cannella è usata da millenni per trattare le più svariate alterazioni dello stato di salute: viene identificata, ad esempio, come rimedio riscaldante e stimolante, come digestivo, come tonico per la circolazione, come potente antibatterico naturale, etc. Molte di queste indicazioni tradizionali hanno oggi un riscontro parziale in letteratura scientifica grazie agli studi su composti bioattivi specifici.
La corteccia della cannella è ricca di molecole bioattive appartenenti a diverse classi chimiche. La composizione varia a seconda della specie, dell’origine geografica e del metodo di lavorazione; troviamo circa il 10% di acqua, oltre a proteine, fibre, zuccheri e piccolissime quantità di grassi. Sono presenti inoltre vitamine (A, C, gruppo B), oltre a discrete quantità di minerali come manganese, calcio, magnesio, ferro, potassio, fosforo e sodio.
Dal punto di vista degli effetti benefici per la salute, l’olio essenziale contenuto all’interno della corteccia è l’elemento più importante: contiene principalmente cinnamaldeide (o aldeide cinnamica), fino al 60–80% dell’olio essenziale, con notevoli proprietà antimicrobiche e responsabile del tipico aroma. Altri composti contenuti nell’olio essenziale sono: eugenolo, dotato di proprietà analgesiche e antiossidanti, oltre a linalolo, cinnamato di metile, safrolo, presenti in concentrazioni variabili. Inoltre, la cannella contiene anche altre molecole come la cumarina, più elevata nella specie C. cassia, e polifenoli, in particolare flavonoidi come catechine e procianidine, con forte attività antiossidante.
La complessa composizione chimica della cannella permette di identificare numerose potenziali proprietà benefiche, molte delle quali diffuse da secoli nelle tradizioni popolari; tuttavia, nel contesto attuale della medicina basata sulle prove di efficacia e sicurezza, è necessario che tali proprietà vengano supportate da studi scientifici che ne dimostrino l’effettiva azione benefica sull’uomo. Studi che emergono sempre più numerosi nella comunità scientifica e che permettono di validare diversi tra i plausibili utilizzi salutistici/medicinali della cannella.

L’olio essenziale di cannella ha dimostrato attività antimicrobica contro batteri e funghi, quali E. coli, Staphylococcus aureus e Candida albicans. Proprio questa risulta essere attualmente la proprietà più sfruttata in ambito farmaceutico, tanto che l’olio essenziale di cannella (o alcuni dei suoi componenti isolati) viene inserito nella formulazione di alcuni integratori, dispositivi medici o pomate, destinati al trattamento di infezioni locali o sistemiche. Onde evitare fenomeni irritativi, l’olio essenziale non deve essere applicato direttamente sulla pelle, né assunto puro per bocca, ma sempre esclusivamente all’interno di idonea preparazione farmaceutica.
Altre attività comprovate da studi scientifici sono l’effetto antiossidante (i polifenoli contenuti nella cannella mostrano una capacità significativa di neutralizzare radicali liberi) e quello antiinfiammatorio (cinnamaldeide ed eugenolo sono in grado di ridurre mediatori dell’infiammazione come NO e prostaglandine in modelli cellulari e animali). Per quanto riguarda l’attività gastroprotettiva e digestiva, studi preliminari mostrano effetti antispastici e carminativi, che sembrano pertanto sostenere l’uso tradizionale della cannella nel favorire la digestione.
Infine, una recente meta-analisi ha esaminato 49 studi clinici randomizzati con oltre 3.000 partecipanti, confermando il potenziale della cannella nel migliorare diversi parametri metabolici e cardiovascolari negli adulti. La ricerca ha evidenziato riduzioni significative della circonferenza vita, della pressione arteriosa, della glicemia a digiuno, dell’emoglobina glicata, dell’insulino-resistenza e della proteina C-reattiva, indicatore di infiammazione sistemica. Anche il profilo lipidico ha mostrato miglioramenti notevoli, come la diminuzione di colesterolo totale, trigliceridi e colesterolo LDL, ed il contestuale aumento del colesterolo HDL.
I ricercatori attribuiscono questi effetti a vari composti bioattivi della cannella, principalmente cinnamaldeide, acido cinnamico e polifenoli, tuttavia sottolineano l’elevata eterogeneità tra gli studi, auspicando nuove ricerche con protocolli standardizzati per confermare definitivamente questi benefici.
Alcune avvertenze
L’assunzione di preparazioni medicinali a base di cannella può aumentare il tempo di protrombina, un valore che misura “quanto velocemente” il sangue coagula, incrementando pertanto il rischio di emorragia in caso di concomitante terapia anticoagulante. Dunque, le persone che assumono farmaci anticoagulanti dovrebbero consumarla con cautela e preferibilmente consultare uno specialista.
Inoltre, la cumarina, contenuta in quantità elevate soprattutto nella Cannella cassia, è una sostanza che può risultare dannosa in caso di consumo eccessivo e prolungato, soprattutto per il fegato. Attenzione perciò a non esagerare con la sua assunzione, a maggior ragione per chi soffre di patologie epatiche.
Infine, si ricorda l’accortezza di non utilizzare mai l’olio essenziale direttamente sulla pelle o per assunzione orale, in quanto può provocare irritazione, anche di grado moderato, sia a livello cutaneo che del cavo orale e dell’esofago. Per la carenza di studi scientifici disponibili relativamente all’utilizzo della cannella in donne incinte e nei neonati, si raccomanda di non utilizzarla durante la gravidanza e l’allattamento.
