L’allergia: che cos’è e come si affronta
L’allergia rappresenta una delle condizioni immunologiche più diffuse al mondo, con un’incidenza in costante aumento soprattutto nei paesi industrializzati. Si tratta di una reazione anomala del sistema immunitario verso sostanze normalmente innocue, come pollini, polvere, peli di animali o alimenti, che vengono definite nel loro complesso con il termine allergeni. In condizioni normali, il sistema immunitario protegge l’organismo da agenti patogeni come virus e batteri; tuttavia, in un soggetto allergico, esso riconosce erroneamente alcune sostanze innocue come pericolose, attivando una risposta difensiva sproporzionata.
La reazione allergica è mediata principalmente da anticorpi di tipo IgE (immunoglobuline E). Durante la prima esposizione all’allergene, il sistema immunitario produce IgE specifiche per quella determinata sostanza, che si legano a cellule del sistema immunitario chiamate mastociti e basofili.
Alla successiva esposizione, l’allergene si lega a queste IgE espresse su tali cellule, provocando il rilascio di vari mediatori chimici, tra cui il più importante è l’istamina. È proprio l’istamina a causare i sintomi tipici dell’allergia: prurito, gonfiore, arrossamento, lacrimazione, produzione di muco e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie.
Negli ultimi decenni si è osservato un incremento significativo delle allergie, soprattutto nei bambini. Una delle teorie più accreditate è la cosiddetta “ipotesi igienica”, secondo cui un ambiente eccessivamente pulito e la ridotta esposizione a microrganismi nei primi anni di vita, per le misure igieniche di oggigiorno rispetto ai tempi passati, impediscono al sistema immunitario di svilupparsi correttamente e possono portare al riconoscimento di sostanze innocue come bersagli pericolosi contro cui scatenare una reazione difensiva. Anche la predisposizione genetica, gli stili di vita e l’inquinamento ambientale sono fattori importanti che possono giocare un ruolo chiave nella diffusione sempre maggiore delle allergie.

Il trattamento dell’allergia si basa su un approccio integrato che combina prevenzione, terapia farmacologica e, in alcuni casi, interventi a lungo termine per modificare la risposta del sistema immunitario. La strategia più semplice ed efficace, quando possibile, è evitare il contatto con la sostanza responsabile. Se ciò è facilmente applicabile alle allergie alimentari, tramite l’esclusione di certi alimenti dalla propria dieta, diventa molto più complesso, se non impossibile, nel caso di allergia ai pollini o agli acari.
Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, esistono diverse terapie mirate alla risoluzione dei sintomi: i medicinali più utilizzati sono gli antistaminici, un vasto gruppo di farmaci che antagonizzano gli effetti dell’istamina. Vengono utilizzati sia in compresse, per uso orale, che sotto forma di spray nasali o colliri per la terapia locale (spesso in associazione a decongestionanti). Gli antistaminici di prima generazione sono accompagnati da una notevole capacità di causare sonnolenza e sedazione in seguito all’assunzione per via orale, motivo per cui oggi sono stati superati dai principi attivi di seconda generazione (cetirizina, loratadina, fexofenadina, ebastina) in cui la componente sedativa è fortemente ridotta o del tutto assente. Permane comunque un’importante variabilità individuale nella percezione della sonnolenza, anche con alcuni farmaci della seconda generazione, oltre ad altri possibili effetti collaterali, come secchezza delle fauci, secchezza oculare, mal di testa.
Altri farmaci comunemente in uso per trattare le manifestazioni allergiche comprendono: i broncodilatatori, che vengono utilizzati più che altro nel trattamento dell’asma allergica per migliorare la pervietà delle vie aeree, e i corticosteroidi (o cortisonici). Questi ultimi vengono impiegati in quanto potenti antiinfiammatori, capaci di ridurre la risposta eccessiva del sistema immunitario, ma presentano diversi effetti collaterali che tendono a manifestarsi prevalentemente con il prolungarsi del tempo di assunzione.
Oltre ai farmaci che abbiamo citato, alcune sostanze di origine vegetale hanno mostrato un potenziale nel modulare la risposta infiammatoria e nel ridurre l’intensità dei sintomi allergici. Tra queste, spiccano il ribes nero (Ribes nigrum) e la perilla (Perilla frutescens).

Ribes nero – cenni di botanica
Il ribes nero (Ribes nigrum) è un arbusto appartenente alla famiglia botanica delle Grossulariaceae, originario dell’Europa settentrionale e dell’Asia. Il fusto può raggiungere un’altezza di 2 metri e presenta foglie lobate, con tre – cinque lobi, apice acuto e margine dentato. La pagina inferiore delle foglie è ricca di ghiandole secretrici giallastre, grazie alle quali la pianta emana un caratteristico odore. I fiori sono piccoli, di colore verde-biancastro, riuniti in grappoli pendenti; il frutto è una bacca scura dal sapore intenso, che compare in genere tra agosto e settembre.
Il ribes nero viene coltivato prevalentemente a scopo alimentare, ma negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede anche il suo utilizzo per finalità terapeutiche.
Le parti più utilizzate in fitoterapia sono le foglie (ricche di polifenoli e terpeni con attività diuretica e antiinfiammatoria) e le gemme, da cui si ricava il macerato glicerico noto come Ribes nigrum gemmoderivato. Tuttavia, anche i semi e le bacche contengono sostanze potenzialmente utili per il nostro organismo: i semi hanno un elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi, importanti per mantenere in salute il sistema cardiovascolare, il sistema nervoso, gli occhi, etc; le bacche, infine, sono ricche di vitamina C, antociani e polifenoli ad elevata azione antiossidante (frequentemente utilizzate come protettori dell’endotelio vascolare).

Perilla – cenni di botanica
La perilla (Perilla frutescens) è una pianta erbacea annuale della famiglia botanica delle Lamiaceae, originaria dell’Asia orientale, simile nel portamento al basilico (tanto che viene anche definita basilico giapponese). È nota anche come shiso nella tradizione giapponese. Le foglie, verdi o violacee, sono speziate ed aromatiche, e appaiono cuoriformi, appuntite e dentellate; l’infiorescenza è apicale, simile a quella del basilico. I semi sono ricchi di olio contenente acidi grassi polinsaturi, con un buon contenuto di omega-3 (acido α-linolenico).
È una pianta coltivata sia a scopo medicinale, che ornamentale ed orticolo, analogamente a quanto avviene in Occidente per la menta e il basilico. In cucina le foglie di shiso sono usate come vegetali alimentari, come decorazione, condimento o contorno, spesso per piatti di pesce. I semi sono usati per estrarre l’olio, commestibile ed utilizzato anche in ambito industriale e medicinale.
In fitoterapia si impiegano principalmente le foglie e i semi, da cui si estraggono composti bioattivi polifenolici, come luteolina, apigenina e acido rosmarinico, noti per l’azione antinfiammatoria e antiallergica, oltre al sopracitato olio particolarmente ricco di acidi grassi omega-3.
Ribes nero e Perilla – le proprietà benefiche per l’allergia
Il ribes nero è considerato un antiinfiammatorio e antistaminico naturale. Questa affermazione è basata essenzialmente sul contenuto biochimico dei vari estratti che si possono ottenere a partire dalle foglie, dai semi, dalle bacche o dalle gemme. Infatti, le foglie e le gemme (anche se con componenti molecolari differenti) contengono flavonoidi, antociani e polifenoli; studi sperimentali mostrano che questi composti sono in grado di ridurre i livelli di molecole infiammatorie come IL-8 ed E-selectina, ed inibiscono il pathway NF-kB, coinvolto nelle reazioni allergiche. Neutralizzano inoltre i radicali liberi, proteggendo le cellule dallo stress ossidativo che accompagna i processi infiammatori.
Tuttavia bisogna considerare che se guardiamo alle evidenze scientifiche disponibili a sostegno dell’attività anti-allergica, non tutti gli estratti di Ribes nigrum sono uguali. L’estratto dei semi (olio di ribes nero) è la forma con il maggior supporto scientifico: è ricco di acido gamma-linolenico (GLA) e acido alfa-linolenico (ALA), due acidi grassi polinsaturi che modulano la risposta infiammatoria ed influenzano la produzione di eicosanoidi (coinvolti nelle allergie). Questi effetti sono dimostrati da studi clinici che mostrano un miglioramento di sintomi quali prurito e secchezza e una contestuale riduzione dell’infiammazione. Anche gli estratti ottenuti dalle bacche e dalle foglie, rispettivamente ricchi di antociani e polifenoli, possiedono un buon numero di evidenze scientifiche circa il loro effetto antiinfiammatorio, antiossidante e di modulazione del sistema immunitario, sebbene gli studi qui siano più focalizzati sugli ambiti della salute oculare e del sistema cardiovascolare, mentre sono disponibili meno trial clinici specifici sulle allergie.
Infine, il gemmoderivato (ovvero il macerato glicerico). È un estratto idro-alcolico-glicerico ottenuto dalle giovani gemme e dai tessuti meristematici (cioè, le parti “in crescita” della pianta), che contiene flavonoidi, fitormoni vegetali e precursori di metaboliti attivi. E’ probabilmente la forma più famosa di estratto di Ribes nigrum, molto utilizzato in fitoterapia, ma è anche quella meno supportata scientificamente. Esiste un razionale biologico alla base dell’uso tradizionale del gemmoderivato nelle allergie, infatti è stata proposta la teoria dell’azione “cortison-like”, ovvero esso stimolerebbe le ghiandole surrenali a produrre una maggiore quantità di cortisolo endogeno, con conseguente effetto antiinfiammatorio e di modulazione della risposta allergica. Il problema principale è la quasi totale assenza di studi clinici robusti, in grado di dare una conferma definitiva che tale effetto sia clinicamente rilevante nell’uomo.
La perilla agisce in modo complementare: alcuni studi indicano che può inibire il rilascio di istamina e ridurre la produzione di immunoglobuline IgE e di leucotrieni, grazie ai flavonoidi (più abbondanti nelle foglie) e agli acidi grassi omega-3 (prevalenti nei semi). Ciò determina una riduzione del processo infiammatorio legato all’allergia, rendendo così gli estratti di perilla utili nel controllo dei fenomeni allergici legati a pollini, polvere e alimenti. Può trovare dunque applicazione nel trattamento di molte patologie in cui vi sia una componente allergica: dalla dermatite atopica, alla rinite allergica stagionale, fino all’asma bronchiale e ad alcune malattie infiammatorie croniche intestinali.
In conclusione, l’associazione di ribes nero e perilla offre quindi un approccio fitoterapico interessante per sostenere l’organismo durante la stagione dell’allergia, in modo naturale e con un minore rischio di effetti collaterali rispetto ai farmaci tradizionali. Tuttavia, l’uso di questi rimedi dovrebbe sempre essere discusso con un professionista qualificato, come il proprio medico e/o il farmacista, soprattutto in presenza di terapie farmacologiche o patologie croniche, che potrebbero presentare interazioni o controindicazioni specifiche all’utilizzo di questi prodotti vegetali.
